Interventi

Consuntivo 2025 del DECS: intervento a nome del PLR

08 giugno 2026

Presidente del Gran Consiglio, Onorevoli Consiglieri di Stato, colleghe e colleghi,

anche nel 2025, più che sull’istruzione e sull’educazione, il DECS si è espresso e ha agito quasi solo in termini di inclusione, accessibilità e benessere a scuola. È un ritornello che ormai si ripete da anni, che a nostro avviso sposta erroneamente il focus da quello che invece la scuola deve prioritariamente fare, ossia insegnare ed educare. E ciò, in particolare nella scuola dell’obbligo. 

Ma il campanile dovrebbe ritornare al centro del villaggio anche per ciò che riguarda il chilometrico e ridondante piano di studio, la cui implementazione sembrerebbe creare più di un malumore nel corpo docenti. Ci chiediamo se queste insofferenze siano note al DECS, oppure se esse vengano filtrate anticipatamente. Il campanile metaforico è ormai spaesato, per l’eccessiva carne al fuoco e per la bulimia assegnata all’apprendimento per competenze: ogni tre per due sentiamo infatti parlare di “progettare per competenze”, “didattica per competenze”, “valutare per competenze”. Sempre più – da parte di autorevoli professionisti – si manifestano criticità su questa controproducente insistenza, che porta all’eccessivo svuotamento dei contenuti, alla burocratizzazione del lavoro del docente e a una sorta di “mercificazione” dell’istruzione. Questa mania sacrifica altri ingredienti che sono invece indispensabili per la crescita dei nostri figli: promuovere l’impegno, il valore esperienziale dell’educazione e il desiderio di apprendere, portando il fuoco sacro nelle aule scolastiche. E recuperando una visione umanistica, culturale ed emozionale dell’insegnamento. Mai, o quasi, purtroppo, sentiamo i vertici del DECS esprimersi in questi termini.

Anche nel 2025 il Dipartimento ha agito sempre con lo stesso mantra nell’affrontare le varie problematiche nel mondo della scuola: aumentare le spese e il personale. Ne è un esempio l’esito della sperimentazione sul superamento dei livelli (che chiede di introdurre la co-docenza), scegliedo la via più facile (aumentare il personale), senza creatività e idee innovative. Guai, appunto, riflettere se ci possano essere modalità, per il tema citato e pure per altri settori, più personalizzate, più motivanti, più legate a interessi, attitudini e qualità degli allievi. 

Per la pedagogia speciale, si registra nel 2025 una maggiore uscita di 3,2 mio di Fr. rispetto al preventivo. L’evoluzione dei costi è esponenziale e ormai fuori controllo: nel 2015 le spese per il personale erano di 16 mio di Fr., nel 2025 di 60 mio di Fr. L’importo è quasi quadruplicato in 10 anni. Come è possibile che in due lustri le necessità siano aumentate di così tanto? Come non capire, forse e anche in questo settore, che la modalità di intervento adottata non sia più sostenibile, e che, molto probabilmente, occorra rivedere l’impostazione in atto? 

La scuola, ma credo che il discorso valga anche per altri ambiti cantonali, è diventata un elefante formativo che perde di vista le essenzialità, e si è pure fatta carico di una sorta di medicalizzazione, di una corsa alle diagnosi per etichettare tutto e tutto. Guai, anche qui, a interrogarsi sulle responsabilità educative e le cause che portano a queste fragilità (e, beninteso, i rimedi). No, la soluzione è sempre e solo aumentare il personale.

Lo scorso anno eravamo preoccupati come PLR per la situazione ai vertici dell’Università della Svizzera Italiana, dopo le dimissioni della rettrice Luisa Lambertini. La situazione ci spinse a inoltrare un’interrogazione, chiedendo spiegazioni sulla governance e sulla stabilità dell'ateneo, con particolare riferimento anche alle precedenti dimissioni di Boas Erez, evidenziando criticità strutturali e politiche all'interno dell'università. La recente nomina del nuovo rettore dell’USI, l’autorevole neurologo Claudio Bassetti, lascia finalmente ben sperare per il futuro.

Nel 2025, ma il tema è lungi dall’essere archiviato, ha tenuto banco pure il caso della nomina in job sharing alla testa della Sezione dell’insegnamento medio superiore, cassata sia dal Servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato che dal Tribunale amministrativo. Oltre a creare non pochi imbarazzi per le pecche procedurali, una conseguenza di questo pasticcio è l’impasse in cui si trova questo importate settore della scuola ticinese. È, questo, uno degli esempi che contribuiscono a minare l’autorevolezza dei vertici del DECS e sulla sua capacità gestionale, sulla quale a più riprese ci siamo espressi. Ci auguriamo che per il bene della scuola la situazione si risolva presto, e che il recente concorso per il direttore della Divisione della formazione professionale (pure oggetto di una nostra interrogazione) non faccia la stessa fine…

Concludo con un altro auspicio. Rispetto alla precedente gestione politica del DECS, con l’onorevole Marina Carobbio abbiamo assistito a positivo un cambio di approccio, basato sulla volontà di ascoltare maggiormente chi la scuola la fa ogni giorno. È stato fatto, e ciò è senz’altro positivo. Purtroppo, dal nostro punto di vista (a parte il ritiro del precipitoso messaggio sulla nuova Legge sulla scuola dell’obbligo), poco o nulla è cambiato. Forse è per questo che il co-presidente socialista Fabrizio Sirica vorrebbe cambiare dipartimento? Comunque: questa propensione all’ascolto deve anche riuscire a ricucire il clima di diffidenza e una certa paura di esprimere la propria opinione da parte dei dipendent scolastici. Prova ne è la bassa partecipazione ad un recente sondaggio sulla loro soddisfazione professionale.

Grazie dell’attenzione.

Aron Piezzi
a nome del gruppo PLR