Iniziativa cantonale 23 febbraio 2026 “Lupo: cambio di paradigma mediante la fissazione di un numero massimo di lupi sul territorio nazionale e conseguentemente cantonale”
19 maggio 2026
Iniziativa cantonale 23 febbraio 2026 “Lupo: cambio di paradigma mediante la fissazione di un numero massimo di lupi sul territorio nazionale e conseguentemente cantonale” - Rapporto di maggioranza della Commissione ambiente, territorio ed energia
Presidente del Gran Consiglio, Onorevoli Consiglieri di Stato, colleghe e colleghi,
l’iniziativa cantonale nasce dall'urgenza di trovare soluzioni più efficaci di quelle attuali e altresì dalla situazione ormai fuori controllo della presenza di lupi in Svizzera, che mettono a rischio non solo il settore dell’allevamento alpestre, ma dell’allevamento in generale, oltre a rappresentare un pericolo sempre più rilevante per la sicurezza delle persone.
L’atto parlamentare di Sem Genini e Roberta Soldati chiede di “incaricare l’Assemblea federale di codificare delle disposizioni (articoli) in una Legge federale (Legge federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici) o Decreto federale, affinché sia consentito l’abbattimento di branchi o singoli lupi, a partire dal momento in cui la popolazione degli stessi raggiunge un numero massimo predeterminato in accordo con i Cantoni, tenuto conto delle peculiarità territoriali, ambientali e socio-economiche delle singole Regioni/Cantoni”.
L’Iniziativa è perfettamente allineata con quanto proposto e approvato di recente da Fabio Regazzi agli Stati e da Alex Farinelli al Nazionale; si tratta cioè di un esempio di come si dovrebbe sempre agire tra politica cantonale e federale: in concordanza e unità d’intenti, proprio per raggiungere obiettivi condivisi.
Non mi dilungo sulla crescita esponenziale del lupo in Svizzera e specialmente in Ticino. Le misure di gestione e regolazione messe in atto si dimostrano inefficaci, sproporzionate e costose; non fanno cioè che confermare l’urgenza di adottare nuove modalità di gestione molto più incisive, come quelle proposte nell’Iniziativa in questione. Il parallelismo con la strategia perseguita in Svezia, evocata sia nell’atto parlamentare che nel rapporto di maggioranza, è eloquente. Lì si che si capisce l’importanza di gestire i conflitti e soprattutto tutelare una loro tradizione ancestrale e un’attività economica importante del Paese nordico, quale l’allevamento di renne. Si agisce in anticipo; non come da noi che ci si attiva solo reagendo (e a scoppio ritardato, quando i buoi sono ormai fuori dalla stalla).
La presente iniziativa cantonale chiede perciò un cambio di paradigma: non più una gestione del lupo solo reattiva, ma proattiva e regolata, fondata su criteri numerici chiari e condivisi, passando dalla fissazione di un numero minimo di branchi e lupi presenti in Svizzera alla fissazione di un numero massimo. Questo cambiamento deve garantire la protezione della specie, ma anche permettere una vera coesistenza con l’allevamento e le attività umane.
Certo, anche le attività umane. Perché siamo giunti a trovarci i lupi in casa. E di esempi se ne registrano un po’ ovunque, che dimostrano che qualcosa va intrapreso per limitare il numero di lupi, altrimenti anche i rischi per le persone aumenteranno, così come la complicità e le responsabilità imputabili alle autorità preposte.
La gestione del lupo dovrebbe quindi essere pensata analogamente a quanto già avviene per altre specie protette (come per esempio lo stambecco, oppure ancora i cinghiali), che vengono gestite in modo mirato per garantire la stabilità degli ecosistemi. In caso contrario, l’attuale azione politica continuerà a gambizzare in modo irreversibile soprattutto le zone più periferiche del nostro Cantone, già in difficoltà per altri motivi.
Concludo ribadendo il sostegno da parte della maggioranza della Commissione ambiente, territorio ed energia, all’iniziativa cantonale presentata da Roberta Soldati e Sem Genini e cofirmatari.
Per la maggioranza della Commissione ambiente, territorio ed energia:
Aron Piezzi, relatore