Interventi

Preventivo 2026 del DECS: intervento a nome del PLR

16 dicembre 2025

Presidente del Gran Consiglio, Onorevoli Consiglieri di Stato, colleghe e colleghi,

nel 2026 saranno parecchi i temi di rilievo all’interno del DECS. In questo mio intervento a nome del PLR ne affronterò alcuni.

Iniziamo dal superamento dei livelli alla Scuola media. Siamo curiosi di conoscere l’esito della sperimentazione, che, di fatto, come abbiamo sempre detto, non soddisfa le peculiarità di una sperimentazione ma è un’esperienza didattica, certamente legittima. Tra gli innumerevoli quesiti, ci chiediamo se sia previsto un accompagnamento e un’analisi dei risultati anche dopo la scuola dell’obbligo, per un confronto oggettivo tra chi ha partecipato a questa esperienza e chi no. Post obbligo, che tra l’altro non era stato coinvolto nell’elaborazione delle modalità operative messe in atto. Ma per questo e altri aspetti critici attendiamo il messaggio del Governo, previsto a brevissimo. 

Attendiamo pure con interesse il riscontro dal Governo sull’iniziativa del PLR denominata “Per lo studio e la realizzazione di una scuola media”, voluta perché ci sembra che a oltre 50 anni dalla sua nascita sia indispensabile ripensare la sua struttura ed individuare nuove modalità pedagogiche e formative, incentrate, soprattutto nel secondo biennio, a proposte volte a stimolare e valorizzare le diverse potenzialità, interessi, competenze e bisogni degli allievi. Chiediamo alla Consigliera di Stato di orientarci sulle tempistiche previste.

Sempre per la Scuola media, infine, ci sarà anche l’introduzione del tedesco in prima, prevista per settembre 2026. Ci auguriamo che ci sia un numero sufficiente di docenti competenti e adeguatamente formati, e pertanto chiediamo rassicurazioni in tal senso alla Consigliera di Stato.

Proprio il tema della formazione dei docenti ha fatto scrivere fiumi di inchiostro in questi mesi. Abbiamo appreso, qualche settimana fa, che il DFA della SUPSI e il DECS hanno presentato l’offerta formativa per l’anno accademico 2025/2026, che tiene maggiormente conto rispetto al passato delle reali necessità in ambito formativo. Si tratta di un riorientamento auspicato ed opportuno. 

Sempre in ambito di assunzioni, nel 2026 dovrebbe concludersi la vertenza legale poco edificante sulle due nomine sprovviste della necessaria esperienza professionale e pure delle puntuali competenze alla testa della Sezione dell’insegnamento medio superiore. Il settore, in più, sta vivendo la complessa riforma del Piano di studio, perciò sono fondamentali conoscenze approfondite. Sembrerebbe che proprio recentemente sia stata assunta una nuova figura professionale in seno alla SIMS, proprio per occuparsi di tale riforma. Corrisponde al vero? 

Un altro tema che ha suscitato dibattito nel Paese e che speriamo giunga a compimento nel 2026 è la revisione della Legge sulla Scuola dell’obbligo, il cui messaggio è stato ritirato ad inizio della corrente legislatura. Ora sono in atto le consultazioni con i vari attori in gioco, come richiesto da più parti. Giusto ed opportuno questo coinvolgimento, anche se siamo a conoscenza che ai docenti sono stati posti interrogativi che concernono più che altro la politica e che molti temi che invece interessano la scuola non sono stati toccati. Peccato per l’occasione sprecata. Auspichiamo da parte nostra che i concetti di “direzione collegiale” e di “istituto minimo”, che ricevettero diverse critiche a suo tempo, siano rivisti; come pure ci attendiamo che le sedi delle scuole comunali e di scuola media delle periferie vengano mantenute. Chiediamo alla consigliera di Stato rassicurazioni in tal senso e quale sarà l’iter tempistico della Legge.

Per la pedagogia speciale, settore che ha conosciuto un’impennata di costi in questi anni, nel 2026 dovremmo conoscere l’esito dello studio indipendente per valutare il rapporto costi/prestazioni. Desideriamo pure che il progetto “Rispensare l’inclusione” segni dei concreti passi avanti, sia per garantire una migliore efficacia delle misure messe in atto e – di conseguenza – ottenere l’opportuna razionlizzazione della spesa e un freno all’aumento dei costi. 

Segnaliamo inoltre alcune sollecitazioni avute dal mondo della scuola, in particolare le Scuole medie. Il problema del concetto attuale di inclusione non nasce tanto dagli allievi che faticano ad apprendere, che spesso si integrano con un sostegno mirato, ma da quei soggetti particolarmente problematici, fino a essere talvolta aggressivi o violenti, che mettono in crisi la gestione quotidiana dell’aula e logorano i docenti. Pensare di risolvere tutto con un'eventuale ulteriore riduzione del numero massimo di allievi o di aggiungere in classe ulteriori docenti è un’illusione: il fabbisogno di sedi, docenti e risorse esploderebbe, senza affrontare il nodo vero, ossia come gestire in modo diverso e più strutturato i casi più complessi. Il concetto inclusivista ad ogni costo mostra i suoi limiti concreti, come spesso abbiamo evidenziato. Questo non è un dibattito teorico: la difficoltà di integrare in classe gli allievi con forti problemi di comportamento è riconosciuta e documentata anche altrove in Svizzera, dove studi, valutazioni cantonali e sondaggi tra i docenti confermano la pressione crescente esercitata da queste situazioni sui sistemi scolastici.

Sempre in ambito della scuola dell’obbligo, abbiamo letto nel preventivo che sarebbero in atto una “rivisitazione dell’organizzazione del sistema delle scuole comunali ed elaborazione di un nuovo concetto di gestione” e un “aggiornamento dei compiti degli ispettorati scolastici in un'ottica di consulenza, monitoraggio e vigilanza degli istituti scolastici comunali”. Pur non conoscendone i dettagli, e non condividendo la proposta della Lega di ridurre fortemente o abolire gli ispettori scolastici, riteniamo essenziale chinarsi costantemente su questi gremi, sui loro compiti e sul loro operato, che deve sempre essere a concreto supporto dei docenti e delle attività scolastiche. 

Da parte nostra, siamo molto preoccupati anche per il nuovo cambiamento in atto presso la direzione dell’Università della Svizzera Italiana. Le recenti dimissioni della rettrice Luisa Lambertini, avvenute dopo poco più di anni di mandato, ci hanno spinto a inoltrare un’interrogazione, chiedendo spiegazioni sulla governance e sulla stabilità dell'ateneo, con particolare riferimento anche alle precedenti dimissioni di Boas Erez, evidenziando criticità strutturali e politiche all'interno dell'università. 

Un altro ed ultimo tema importante, determinante, e non lo dico perché sono del settore, è riflettere sul ruolo del docente e sulle criticità che regolarmente emergono. Il DECS, allorquando si manifestano problemi nei settori di sua competenza, solitamente reagisce invocando un aumento di personale e quindi di costi. Regolarmente, da parte nostra, ci opponiamo a questo modo di agire, non solo perché siamo in un periodo difficile dal punto di vista finanziario. Alla scuola occorre invece ben altro. Ci vuole una migliore coordinazione delle risorse già attive oggi, senza doppioni; serve un ridimensionamento degli altisonanti principi pedagogici in voga, sovente distanti dalla realtà; serve il ritorno alla centralità del maestro, evitando che diventi un burocrate asettico; serve abbandonare la visione medicalizzata della scuola, in cui fioccano le patologie che pretendono l’insegnamento individualizzato e, paradossalmente, l’incremento delle diversità in classe. Questo scenario – che in moltissimi percepiamo, ma che chi di dovere non coglie – non può che fragilizzare ulteriormente il ruolo di docente, che deve invece tornare ad essere il fulcro dell’azione di insegnamento-apprendimento. Ma perché oggi questo ruolo è in crisi? Per vari motivi. Ma soprattutto perché è incalzato da troppe richieste inutili che provengono proprio dal DECS, che non permettono più al docente di riversare le energie necessarie al lavoro in classe. Senza una presa di coscienza che dei cambiamenti all’attuale modo di “fare scuola” del DECS siano più che necessari, la situazione – per docenti e allievi – non potrà che peggiorare. La scuola deve tornare al suo ABC, ossia istruire e - affiancando le famiglie - educare; recuperando una visione umanistica, culturale ed emozionale dell’insegnamento. Senza gli attuali voli pindarici, illusori e perlomeno discutibili, anche perché ingolfano il sistema e contribuiscono a rendere la scuola un minestrone indigesto.

Presidente del Gran Consiglio, Onorevoli Consiglieri di Stato, colleghe e colleghi, vi ringrazio per l’attenzione.

Aron Piezzi
a nome del PLR