Crediti per i lavori di sistemazione urgenti dopo l’alluvione del mese di giugno 2024 in Vallemaggia e Leventina
15 settembre 2025
Signor Presidente, signore deputate e signori deputati, consiglieri di Stato,
sono crediti, questi, che non si vorrebbero mai votare. La realtà, tuttavia, ci mette a confronto con calamità e disastri alle quali la politica deve far fronte. In montagna e nelle valli c’è da sempre la consapevolezza di fragilità e insidie dettate dal contesto naturale. Ma è pure presente una chiara presa di coscienza sul fatto che molto si può (e deve) fare in termini di prevenzione e convivenza con madre natura. In questo senso, abbiamo apprezzato le parole pronunciate la scorsa estate da Carmelia Maissen, presidente della Conferenza dei governi dei Cantoni alpini, e Christian Vitta, allora presidente del Governo ticinese. Entrambi hanno respinto al mittente le affermazioni di chi vorrebbe abbandonare le zone discoste. Hanno pure opportunamente manifestato la volontà di ricostruire e ridare slancio a questi territori martoriati ma che hanno ancora tanto da dare al Ticino e alla Svizzera, rinnovando lo spirito progettuale e garantire i servizi di prossimità (e rifiutando i luoghi comuni e le immagini stereotipate della montagna, non realistici).
Qui entra in gioco la cosiddetta “cultura del rischio”, che non vuol dire superficialità o, peggio, irresponsabilità, ma significa riappropriarsi del territorio dimostrando di conoscerlo e rispettarlo; darsi regole e comportamenti sull'assunzione e sulla gestione dei rischi; ma pure agire più tempestivamente su monitoraggio e prevenzione di determinati eventi. Da noi, fortunatamente, si fa già molto in questa direzione. Tuttavia questi fatti drammatici ci dimostrano come occorra fare di più, ad esempio nell’ambito della gestione dei corsi d’acqua e dell’estrazione di inerti a titolo preventivo per la sicurezza, tema di una mia mozione inoltrata lo scorso anno, pure opportunamente sollevato anche dal rapporto commissionale. Rapporto che invita pure il Governo a intavolare nuove trattative con la Confederazione e a trovare una soluzione provvisoria a beneficio dei contadini già pesantemente colpiti.
Uno dei simboli dell’alluvione in Vallemaggia è il ponte di Visletto, crollato. La media e l’Alta Vallemaggia sono state bloccate ed isolate; per fortuna è stato possibile utilizzare provvisoriamente e limitatamente alla sua portata il piccolo ponte della ferrovia della valmaggese, oggi utilizzata dal percorso ciclabile. Ma il pensiero di molti è stato anche: “Ah, se ci fosse stata un’apertura a nord della Valle…!” Non è il contesto per entrare in questo merito, ma il tema è attualissimo. Comunque, l’eccezionalità dell’evento ha fatto in modo che grazie all’esercito sia stato costruito in tempi celeri un ponte provvisorio ed ora, grazie al Cantone e con grande pragmatismo, si sta edificando il nuovo ponte.
Ogni ponte è pure metafora della vita di quello che deve sempre essere il nostro di fare politica: unire un territorio, creare opportunità, avere visioni comuni e collaborare; tenere insieme persone, servizi di base, lavoro; promuovere uno spirito di apertura. È ciò che deve fare continuamente la politica cantonale, non solo per le valli ma per tutto il territorio. Dobbiamo imparare a gettare sempre più ponti, a vantaggio del territorio e delle sue genti; invece, troppo spesso ne sradichiamo le fondamenta o ne ostacoliamo il passaggio.
Ma un altro simbolo dell’alluvione è stata la distruzione della pista di ghiaccio di Prato Sornico.Un luogo di sport per tutte età, ma soprattutto di aggregazione e vita comunitaria, spazzato via in una Valle, la Lavizzara, discosta e già in difficoltà per vari motivi. Una pista voluta e ottenuta con forza dalla comunità lavizzarese, sostenuta da tutta la Vallemaggia, la cui copertura era stata inaugurata un quindicennio fa. Anche dopo il disastro ci si è mossi in fretta, e dallo scorso dicembre è attiva una pista di limitate dimensioni, diventata da subito luogo di sport, ritrovo e soprattutto di speranza per il futuro.
Questi due luoghi, il ponte di Visletto e la pista di ghiaccio di Prato Sornico, non sono solo metafore di vita, ma pure realtà che vanno sostenute e rilanciate per la loro funzionalità, determinanti per assicurare un futuro a queste zone. Il nostro territorio, qualsiasi esso sia, ha bisogno di costante appoggio, soprattutto nelle avversità. L’alluvione del 2024 ha coplito zone già fragili; ora sono doppiamente in difficoltà, ma sono determinate ad andare avanti! Per loro ci sono bisogno sì di soldi, ma soprattutto attenzioni, idee, investimenti in infrastrutture, che possano poi trasformarsi in volano per innescare nuove e positive dinamiche socio-economiche. Ricordandoci che, come sottolineato anche nel rapporto commissionale, in quella zona ci sono gli impianti idroelettrici Maggia 1 e 2, nei prossimi decenni in mano al Cantone, tra i più importanti della Svizzera e che hanno un ruono cruciale nella produzione di energia per il Ticino, di cui coprono una parte significativa del fabbisogno energetico.
Ma ricostruire è un esercizio, oltre che doveroso, arduo. Tutto ciò deve creare nuove opportunità, mirando - come ha scritto di recente il sociologo valmaggese Mario Donati su “Terra ticinese”- a “un futuro rispettoso delle tradizioni, ma non succube del passato, proiettato in avanti con spirito innovativo, attento a sfruttare meglio le proprie risorse, evitando il ripetersi di errori commessi al cospetto di chi ha depradato le ricchezze (acque, patrimonio edificato, paesaggi, natura).” Ossia, è l’occasione per un fare diversamente e meglio.
La storia, anche in questo caso, insegna. È impensabile ricostruire tutto come prima. Ma occore investire in creatività, beneficiando degli insegnamenti generati da quanto accaduto, dall’esperienza e dalle innovazioni. Ma è pure essenziale, per questo atto, coinvolgere la comunità: perché il futuro lo si costruisce mettendo in relazione dimensioni economiche, sociali, culturali e politiche. Tutto ciò permetterà di rinvigorire quel fuoco sacro che contraddistingue le comunità alpine, con spirito di apertura ai territori circostanti e al mondo.
In conclusione, il nostro gruppo aderisce al rapporto della Commissione e a questa prima richiesta di credito, nella consapevolezza che l’incertezza che rimane sulle spalle di queste Comunità così duramente colpite rimane enorme e ben al di sopra delle loro reali capacità, finanziarie ed operative. Senza nuovi aiuti, in particolare della Confederazione, è impensabile credere che i comuni di Cevio e Lavizzara possano da soli riuscire a far fronte a costi residui di questa entità.
La speranza – che deve apprtenere a tutti, per ogni zona del Ticino – è che con questa ricostruzione si inaugurino nuovi orizzonti e nuove prospettive. Perché quell’alluvione non ha soltanto travolto manufatti, distrutto territori, annientato occasioni professionali e luoghi di vita comunitaria; ha anche spezzato vite. Il nostro voto non mette questo dolore a bilancio, ma lo traduce in senso responsabilità, in un ponte da percorrere con sicurezza e fierezza per guardare al futuro con fiducia e dignità.
Aron Piezzi
a nome del gruppo PLR