Interventi

Ritiro della V3 Energia del Piano direttore-innalzamento diga del Sambuco

21 maggio 2025

Egregio signor presidente, consiglieri di Stato, colleghe e colleghi,

lo scorso gennaio, allorquando discutemmo della Legge sulla gestione delle acque, presi spunto per il mio intervento dal libro da poco pubblicato intitolato “Lo sfruttamento idroelettrico della Maggia”. Oggi potrei fare altrettanto, ma aggiungo anche l’espisizione che accompagna il libro, recentemente inaugurata al Museo valmaggese di Cevio, dal significativo titolo “Metamorfosi di una Valle”. 

Libro e mostra trattano le poderose opere idroelettriche realizzate in Alta Vallemaggia 75 anni fa e sono irrinunciabili occasioni per conoscere la storia e soprattutto per gettare uno sguardo critico e costruttivo sui prossimi passi che ci attendono.

Il ritiro della scheda V3 del Piano direttore cantonale pone diverse problematicità. Il relatore del rapporto Andrea Rigamonti ha già illustrato convenientemente la situazione venutasi a creare, aggiungendo considerazioni politiche assolutamente condivisibili. 

Colleghe e colleghi, è importante evitare gli stessi errori commessi 75 anni fa; o, piuttosto, è importante far tesoro degli sbagli compiuti, taluni comunque inevitabili per vari motivi, e agire con lungimiranza e autorevolezza oggi. 

Purtroppo il pasticcio sulla scheda di Piano direttore non lascerebbe presagire nulla di buono. Il progetto di innalzamento della diga del Sambuco – che, si badi bene, nessuno mette in discussione – era stato integrato nella scheda in questione, per – sembra – dimostrare la più ampia trasparenza verso la comunità locale. Il ricorso del Comune di Lavizzara, inoltrato a pieno diritto e per il fatto che non aveva ricevuto risposte in merito alle proprie osservazioni, verte su tematiche diverse e ampiamente giustificate, chiedendo garanzie su traffico, paesaggio, foresta e agricoltura. Il recente annullamento della procedura ricorsuale è evidentemente un pasticcio. La modifica legislativa che ha portato a questo ritiro era peraltro conosciuta da tempo, e il popolo l’aveva persino votata il 9 giugno 2024. Perché, di fronte ad un progetto di tale portata e di importanza nazionale, non è stato possibile essere trasparenti da subito, visto che era noto che la legge stava cambiando? 

Colleghe e colleghi, ma soprattutto onorevoli consiglieri di Stato: pensate un po’ alla comunità di Lavizzara, già in difficoltà dal punto di vista socio-economico, come possa sentirsi in questo periodo. Dapprima, nel giugno dello scorso anno, l’incomprensibile ritiro del messaggio per la progettazione della teleferica Fusio-Ambrì. Poi l’alluvione, per la quale si attendono ancora il sostegno finanziario della Confederazione e del Cantone a quasi un anno dalla tragedia. La ricostruzione di queste zone è un atto dovuto, senza poi dimenticare gli altri progetti di sviluppo già in fase avanzata e che dovranno concretizzarsi per ridare slancio a questo territorio. Infine, ora, lo stralcio della procedura del ricorso, che sollevava aspetti pertinenti, ai quali il Governo ticinese non ha mai voluto dare risposta. A chi giova procedere con questi metodi?

Il rapporto commissionale, giustamente, si conclude con un auspicio, che noi sottolineiamo con forza: “che tutte le parti coinvolte abbiano a dialogare con l'obiettivo di raggiungere la realizzazione dell'importante progetto.” A vantaggio di tutte le parti coinvolte, aggiungo io. Sarebbe ora e importante che questo approccio torni ad essere la normalità in questo Cantone. Il pasticcio sulla scheda V3 è solo uno degli esempi che dimostrano questa tendenza negativa tra livelli istituzionali. Non è ora, per questo caso specifico, di ascoltare il Comune di Lavizzara e la Vallemaggia?

Anche in vista delle imminenti riversioni – e pure di altre tematiche ad esse collegate come gli introiti fiscali, i canoni d’acqua, i deflussi minimi, le imposte immobiliari – è il momento, finalmente, di prendere in mano la situazione e ascoltare necessità ed esigenze di tutti. È anche per una questione di dignità e rispetto per queste zone discoste, già in affanno, e per ritrovare l’indispensabile fiducia e il dialogo schietto ma trasparente tra le istituzioni coinvolte. 

Evidentemente OFIMA e AET devono predisporre la transizione degli impianti oggetti di riversione nei prossimi decenni, rispondendo perciò alle sfide epocali delle strategie energetiche della Confederazione. Ma ciò non deve entrare in contrasto con i legittimi interessi delle regioni coinvolte, che hanno subito e subiranno sacrifici territoriali: questo deve essere garantito, e il Cantone deve fare la sua parte con autorevolezza. 

Dobbiamo assolutamente evitare che sia per il progetto del Sambuco ma pure per gli altri futuri importanti passi di politica idroelettrica in Ticino, si torni a parlare – come in passato – di colonizzazione, di furti, di piatti di lenticchie di martiniana memoria, di divario tra città e montagna. È importante, perciò, non solo ristabilire i buoni rapporti e fiducia rinnovata tra Governo e Parlamento, come giustamente dichiarato dai nuovi presidenti Norman Gobbi e Fabio Schnellmann; ma pure tra Cantone, Comuni e regioni, soprattutto quelle più deboli ed in difficoltà.

Aron Piezzi
a nome del gruppo PLR